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Non era un grumo di cellule, era mio figlio

Era una tiepida mattina di fine maggio, mi svegliai presto dopo una notte dormita a fasi alterne. Sapevo che quella giornata avrebbe segnato la mia vita: mi buttai giù dal letto, subito in bagno, una colazione veloce, un bacio a mio marito, una carezza a Flipper e via verso il treno che mi avrebbe portata a lavoro.

Camminando verso la stazione mi fermai alla prima farmacia lungo la strada, comprai un test di gravidanza: avevo un giorno di ritardo ed ero sicura non fosse solo un caso. Corsi al lavoro come se avessi avuto una riunione importante, arrivai per prima, gli scuri ancora chiusi e un silenzio quasi irreale, mi lanciai subito in bagno dove scoprii in pochi minuti che avevo proprio ragione, dentro di me stava crescendo qualcosa di magico, immenso e indescrivibile.

Ricordo le lacrime agli occhi, il nodo alla gola e una grande gioia che avrei voluto urlare al mondo, ero mamma e la sarei stata per sempre.

Chiamai mio marito chiedendo di passare appena poteva davanti al mio ufficio, avevo qualcosa di importante da dirgli e non avrei potuto aspettare la sera. Arrivò dopo un’ora e corsi le scale più veloce che potevo, arrivai al portone e lo vidi lì che mi sorrideva: credo abbia capito tutto al nostro primo sguardo.

Il giorno dopo chiamai la ginecologa che facendo due calcoli mi fissò l’ecografia per la settimana successiva, ero solo di 7 settimane ed era troppo presto per vedere qualcosa, avrei dovuto pazientare ancora un po’.

Ricordo quella settimana come una delle più lunghe della mia vita, passavo da momenti di grande allegria a momenti di grande ansia e tristezza, dentro di me sentivo che qualcosa non andava, ma cosa? Non ero felice per l’arrivo di questo bambino così tanto desiderato? Non poteva certo essere, ma cos’era allora a spaventarmi tanto?

Le risposte arrivarono la sera in cui ebbi la prima visita. Il mio sguardo era fisso sul monitor, volevo vedere il mio bambino e volevo vederlo subito, appena poggiato l’ecografo sulla mia pancia cercai di scrutare un puntino, un cuoricino che batteva, ma non c’era nulla, io non riuscivo a vedere nulla, sentivo solo il mio cuore tremare, lo stomaco stretto in un pugno e gli occhi velati di lacrime. Avevo già capito, il mio bambino c’era, era lì ma il suo cuore non batteva più, e non venitemi a parlare di grumo di cellule o cazzate cose del genere, quello era il mio bambino ed io ero la sua mamma.

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Mi fissarono subito la data per il raschiamento e vissi quei giorni di attesa con la morte nel cuore: avevo mio figlio dentro di me, ma invece che essere la sua culla ero diventata la sua tomba. Sembra brutto detto così, ma purtroppo è la triste realtà, i sogni che mi ero fatta di sentire il suo primo pianto, di vederlo dormire sopra il suo papà con i pugnetti chiusi, sentirmi un giorno non troppo lontano chiamare mamma, erano tutti svaniti.

In quel periodo mi sentii decisamente sbagliata, non all’altezza, iniziai a chiedermi se non potessi avere figli, se magari qualcosa dentro di me non funzionava. Continuavo a leggere esperienze terribili su vari forum online e anche se sapevo di non essere la sola ad aver vissuto questa situazione mi sentivo terribilmente sola, come se nessuno fosse stato capace di capirmi, quel bambino nessuno lo aveva visto e sarebbe scomparso prima che chiunque se ne fosse reso conto, tranne me. Avrei voluto che una collega, una vicina di casa mi avesse detto “guarda è successo anche a me, tranquilla andrà tutto bene” e lo fece una mia cugina. Per me fu qualcosa di importante, razionalmente non so spiegarvi perché, ma non mi sentivo più sola, lei capiva il mio dolore.

Chi mi conosce sa bene che io non parlo facilmente di cose troppo personali, ma vorrei fare quello che avrebbe fatto piacere in quei momenti a me, dirvi che non siete sole, che sono cose che capitano anche a chi non avreste mai pensato, che io sono qui e vi capisco, sento il vostro dolore, conosco la vostra sofferenza.

Ma so anche che il 13 giugno 2011 mi fu strappato quel che avevo di più prezioso in quel momento e che il 13 giugno successivo sarebbe dovuta nascere Ginevra, luce dei miei occhi, nata pigra quasi una settimana dopo.

So che un giorno saremo di nuovo tutti insieme e io potrò vedere mio figlio per la prima volta e sentire la sua voce quando mi chiamerà mamma, perché io sono la tua mamma e tu sarai sempre il mio bambino.

Sempre tua

Mamma

8 Responses
  • antonella.merti
    09 . 10 . 2015

    :”( è successo anche a me e avrei usato le tue parole

    • elisa
      13 . 10 . 2015

      Mi dispiace tanto Antonella, spero la vita ti riservi o ti abbia già riservato la gioia di poter abbracciare un figlio.
      Ti abbraccio

  • Mimma
    10 . 10 . 2015

    Grazie per quello che hai scritto, ho avuto 4 interruzioni di gravidanza e nessuno mi ha considerata una mamma ne nessuno ha mai considerato quei cuccioli miei figli. Per i medici sei un numero e gli altri non capiscono quello che provi. Spesso le donne si vergognano di parlarne, ti apprezzo per non esserti nascosta anche tu, è “bello” vedere le debolezze degli altri ti aiuta a capire che nessuno è davvero perfetto

    • elisa
      13 . 10 . 2015

      Cara Mimma, 4 interruzioni di gravidanza sono un dolore che non riesco ad immaginare. Anche io ho notato un certo pudore nel parlare di esperienze come questa (non so se sia vergogna)il risultato è che spesso le donne che ci si ritrovano si sentono sole e inadeguate. Io non ho mai fatto mistero di quello che mi è accaduto e mi fa piacere incontrare donne come te anche se solo virtualmente.
      Un abbraccio forte

  • leila
    13 . 10 . 2015

    Ho letto articolo è mi sono venuti i.brividi …non è facile a descrivere le cose così personale …elisa sei stata delicata e ne lo stesso tempo coraggiosa a scrivere perché ci sono tante persone con la stessa esperienza che devono sapere che può succedere a tutti…e loro non sono soli..

    • elisa
      13 . 10 . 2015

      Grazie Leila, non è bello sentirsi liberi di essere imperfetti? 🙂

  • anne kathryn
    21 . 10 . 2016

    Grazie di aver condiviso la tua esperienza, il tuo dolore, il tuo grande amore. Un abbraccio

  • annarella88
    21 . 10 . 2016

    Sto piangendo e con le lacrime agli occhi ti dico grazie per aver reso il tuo dolore fonte di forza per chi come me sta vivendo un simile trauma. Non sai quanti continuano a dirmi che tanto il mese prossimo posso riprovarci come se avessi perso una partita di briscola e invece ho perso mio figlio. Io non voglio un bambino a tutti i costi in questo momento vorrei solo LUI che ormai non c’è più e che non sarei riuscita a spiegare bene come te il fatto che scomparirà senza fare rumore e nessuno si ricorderà di lui. Tu hai due figlie meravigliose sono passati anni e lo ricordi ancora, ti stimo e vorrei abbracciarti forte al cuore come hai detto tu, sono sicura che tuo figlio vorrebbe fare lo stesso e quando li rivedremo sarà bellissimo come se niente fosse accaduto. Grazie ancora per avermi regalato lacrime di speranza con affetto e stima Anna

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